LA NOTTE CHE ARRIVO' L'INVERNO - vedi trailer

I musicisti inizano a suonare e sullo schermo si anima un tratto che diventa un segno e comincia a sviluppare sotto gli occhi degli spettatori immagini sempre più complesse... La musica scende di intensità e comincia la storia: una voce racconta una vicenda che segue le note ed il disegno, e le note ed il disegno seguono la voce in un crescendo di tensione che arriva al culmine quando il disegnatore entra in scena con la sua fisicità, abbandonando il mezzo tecnologico per dipingere con i pennelli.

"La notte che arrivò l'inverno" è una immersione multimediale in un mare di storie che tutte si originano dal vulcanico romanzo di Bulgakov "il maestro e margherita". L'approccio alla narrazione è derivato direttamente dalla rivisitazione del fumetto fantasy operata dal geniale e polimorfo artista messicano Alejandro Jodorowsky (soprattutto la saga dell'Incal realizzata con il maestro del fumetto francese Moebius), in cui viene distrutto il paradigma di Tolkien per cui il mondo fantastico deve essere immaginato in tutti i particolari e costruito con una complessa coerenza: nelle storie di Jodorowsky ci si trova in un punto di un flusso, senza conoscere i presupposti di una storia dove tutto è dato per scontato, e le meccaniche del mondo che ci si trova ad attraversare vengono scoperte solo a tratti, dal contesto e dagli eventi, rivelandosi spesso incoerenti o assurde.

Le nove storie che danno luogo allo spettacolo sono estrapolate dal contesto del libro e trasformate in singoli episodi, tra loro apparentemente slegati, ma di cui si intuisce l'intimo substrato comune di appartenenza. A ciascuna storia, raccontata da Monica Costigliola, vengono sovrapposte suggestioni visive e musicali, realizzate dal vivo dal disegnatore Francesco Frongia e dal gruppo "Musica ex Machina", in un costante inseguirsi di parole, immagini e suoni che tessono attorno a ogni episodio una esperienza percettiva totalizzante, in cui i piani del racconto, del registro narrativo, del mezzo espressivo si articolano portando lo spettatore in una realtà continuamente sfuggente, inconoscibile e mutevole. Ogni sera diversa ed unica con le note improvvisate dei Musica ex Machina ed i disegni estemporanei di Francesco Frongia .

TRE CONCERTI, TRE SPETTACOLI, TRE COLORI

Da tempo il jazz è diventato più che un genere un clima culturale, un vasto fiume nel quale arrivano affluenti provenienti da ogni ambito della cultura sonora: la musica contemporanea colta, l'elettronica, la musica popolare, sudamericana, orientale... Non per questo si può dire che non esista più il jazz: si può ancora dire che suonare jazz significa sempre avere a che fare con l'improvvisazione, con l'enfasi data alla componente ritmica, e con una tradizione afroamericana che ne costituisce l'imprescindibile radice.

La produzione dei Musica ex Machina in questi anni ha spaziato in molte direzioni, esplorando generi e linguaggi ricondotti al comun denominatore del quartetto, del suo sound e della capacità di costruire una tessitura complessa e dinamica di suoni: oggi si propone in tre diversi concerti, ciascuno dei quali risponde ad una suggestione luminosa ed a un percorso musicale denso e pieno di sorprese...

Concerto Blu:

il blu del blues e delle luci al neon che illuminano le città addormentate... un concerto jazz nella accezione più attuale che propone una virtuosistica combinazione di sperimentazione e swing, soffermandosi di tanto in tanto su richiami alle radici del genere, momenti di lirismo e continui cambi di scena !

Concerto Nero:

Il nero della black music, del soul, del Rythm & Blues e del funky: un cuore ritmico pulsante che trascina nella parte più pop della produzione dei Musica ex Machina, attraversando l'oceano e tornando di nuovo alle Americhe. Un concerto dove l'energia trascinante della musica viene versata a piene mani ricordando che il jazz è nato nelle sale da ballo per scatenare gli animi...

Concerto Rosso:

due fili si intrecciano: un viaggio nella musica latinoamericana ed un altro, parallelo, e psichedelico... dai caraibi all'argentina passando per una samba moderna, nervosa ed industriale, per l'emigrazione italiana che ha portato la tarantella e inventato il tango, per le esperienze dei movimenti di liberazione, dando del sudamerica una visione lontana dall'oleografia e calata in tensioni e contraddizioni in vulcanico divenire.

SIMONE SEDDA

- batteria -

Nasce a Cagliari nel 1977.

All'età di 15 anni comincia a strimpellare la chitarra ma è due anni dopo che si siede per la prima volta sulla batteria, innamorandosene al primo colpo. Comincia gli studi prendendo lezioni private e suonando. Nel 1998 è uno degli ideatori dei Ratapignata, gruppo ska-reggae con cui ha realizzato tre dischi; nel 2000 partecipa ai seminari Nuoro Jazz nella classe di Ettore Fioravanti; negli anni successivi prende parte a stages tenuti da Christian Meyer ed Ellade Bandini. Ultimamente ha rivolto il proprio interesse verso la sperimentazione musicale frequentando il corso di musica e nuove tecnologie del Conservatorio di Cagliari, non ha però abbandonato la musica pop, che lo vede attualmente impegnato con la formazione rock dei Love Boat.

MUSICA EX MACHINA